L'analisi culturale della prima Roma, le origini di alcuni suoi re e le evidenze archeologiche dimostrano ormai l'importante presenza etrusca nella sua fondazione. In questo articolo ne approfondiamo alcuni aspetti, con un focus su determinati rituali dell'antichità.
Come sappiamo, possiamo risalire alla fondazione dell’Impero Romano attraverso due pilastri: quello storico e quello mitico-leggendario.
Dal punto di vista storico gli studiosi concordano sul fatto che Roma nacque dall’unione di più villaggi latini e sabini distribuiti sui colli attorno al Tevere, soprattutto il Palatino, e poi Celio e Quirinale.
Al IX-VIII secolo a.C. risalgono infatti gruppi organizzati in quelle aree, dediti al commercio e agli scambi culturali, che sfruttavano la vicinanza al Tevere. Ricordiamoci che al di là di una parte del Mediterraneo dell’Ovest c’era la Sardegna, e il popolo Nuragico era solito effettuare attività di commercio con le popolazioni al proprio Est, tra cui gli Etruschi.
Secondo numerosi archeologi, tra cui Andrea Carandini, uno dei massimi esperti della Roma arcaica, gli Etruschi giocarono un ruolo diretto nella strutturazione urbana di Roma tra l’VIII e il VI secolo a.C. Carandini, ad esempio, ha interpretato alcune strutture rinvenute ai piedi del Palatino (come la cosiddetta “Casa di Romolo”) come segni di un’organizzazione urbana già avanzata, compatibile con influenze etrusche. Ha inoltre raggiunto la conclusione che un re etrusco -probabilmente Tarquinio Prisco- potrebbe aver diretto i lavori del grande sistema di drenaggio del Foro, la Cloaca Maxima. Tesi approfondita nel suo libro La nascita di Roma: Dei e uomini alle origini della città, pubblicato da Einaudi nel 1997.
Nella zona del Foro Romano, vicino al Palatino, sono stati ritrovati resti di capanne, sepolture e manufatti compatibili con la cultura etrusca, tra cui ceramiche e oggetti decorati in in stile etrusco.
Le decorazioni architettoniche dei primi templi (come quelli sul Campidoglio e sul Foro Boario) mostrano stili tipicamente etruschi.
Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita reperti etruschi provenienti da Roma stessa, sebbene la maggior parte delle collezioni provenga da importanti centri etruschi come Veio, Cerveteri e Vulci.

Un esempio significativo è la Cista Ficoroni, un cofanetto portagioielli in bronzo del IV secolo a.C., realizzato da Novios Plautios, un artigiano che, come indicato dall’iscrizione sull’oggetto, lo fabbricò a Roma.
“DINDIA MACOLNIA FILIAE DEDIT / NOVIOS PLAUTIOS MED ROMAI FECID” che significa
“Dindia Macolnia lo donò alla figlia / Novios Plautios mi fece a Roma”
Sempre secondo gli studiosi Tarquinio Prisco e Servio Tullio erano etruschi; secondo Le Storie di Tito Livio Tarquinio Prisco lo era almeno di origine; egli fece costruire il Circo Massimo e la Cloaca Maxima.
Servio Tullio è un altro re etrusco ed è spesso associato alla riforma politica e sociale di Roma. La leggenda narra che fosse figlio di un principe etrusco.
Dopo la caduta di Troia -secondo il mito- Enea si rifugiò con il padre Anchise e il figlio Ascanio nelle coste del Lazio, dove la stirpe troiana continuò. Il figlio Ascanio fondò Alba Longa da cui discese Numitore, il quale venne spodestato dal fratello Amulio. Per impedire eredi al trono Amulio costrinse la nipote Rea Silvia, figlia di Numitore, a farsi vestale. Ma il dio Marte si unì a lei e nacquero i gemelli Romolo e Remo, destinati a fondare Roma.
In termini di mito Roma discenderebbe quindi da Venere, madre di Enea, e Marte, padre di Romolo e Remo. Dove possiamo spingerci per ricostruire le origini dell’Etruria?
Il Professore della Sapienza e Archeologo Carandini fece una importante conferenza sugli studi relativi alla Fondazione della Città Eterna Roma.
Romolo si era posizionato sull’Aventino per effettuare un rito riguardante la fondazione di Roma e per cercare di comprendere l’eventuale parere favorevole degli dei. E scaglia in seguito una lancia di corniolo verso il Palatino, dimostrando una situazione di conquista nell’ottenere l’area e fondarvi Roma. La lancia conficcandosi nel suolo fa nascere un albero, presagio che gli dei erano dalla sua parte.
Si accorge che i rituali dei latini non erano sufficienti a fondare la città e coinvolge gli etruschi che avevano un vero e proprio manuale contenente tutti i rituali necessari per fondare una città.
A questo punto si sposta sul Palatino e si rivolge verso il Monte Albano. Da lì vedeva Alba Longa, dei latini all’orizzonte. Costruisce lì la sua casa davanti al luogo in cui era stato allevato e celebra lì i Parilia (la festa del 21 aprile).
Nel creare simbolicamente il primo terreno di Roma su cui accendere un fuoco propiziatori, due gesti importanti:
Accende il fuoco e pronuncia il nome noto di Roma e i nomi segreti di Roma.
Nel momento in cui raccoglievo le informazioni necessarie a scrivere e arricchire questa pagina ho avuto il dispiacere di imbattermi in qualcosa che personalmente speravo di non trovare nella cultura etrusca né romana: il sacrificio umano propiziatorio. Il professor Carandini spiega infatti come -stando ai ritrovamenti del suo gruppo di lavoro- alcuni rinvenimenti proprio nelle aree in cui Romolo avrebbe compiuto i riti propiziatori per la fondazione della città dimostrerebbero il sacrificio di una bambina, sepolta poi nell’area a cui si fa riferimento.
Molti di noi nell’appassionarsi a miti e leggende dell’antichità avranno notato che riecheggia, quasi parallelamente a ciò che leggiamo in modo diretto, l’idea che nell’antichità i cosiddetti barbari effettuassero riti cruenti e sacrificali in favore delle proprie divinità. Questo concetto è presente quando pensiamo a vichinghi, celti, popolazioni definite barbariche in generale ma vale anche per tutte quelle culture che la nostra civiltà occidentale, negli immediati anni successivi all’esplorazione di Colombo nelle Americhe, ha definito indigene.
Se riconduciamo questa evoluzione culturale ai popoli dell’antichità nel nostro immaginario, rappresentiamo i culti antecedenti ai cosiddetti dei olimpici (Titani e altri) come culti violenti e sacrificali, mentre quelli collegati alla civiltà Greca e Romana perfettamente in linea con i nostri confini morali. Un esempio su tutti è la rappresentazione del dio Saturno, specialmente nella sua versione greca Crono, immaginato e rappresentato come un divoratore di uomini. Un titano appunto antecedente nel mito alla nuova gerarchia divina guidata da Zeus (Giove) e fratelli.
Perché è importante questo breve approfondimento sul sacrificio:
Non dobbiamo quindi scartare gli elementi più spiacevoli, per quanto ne saremmo tentati. A questo proposito il sito omero.it riporta un intervento del Professor Carandini e delle parole in particolare
Per la sala si diffonde un senso di raccapriccio:
“Ma perché questi sacrifici?” chiedono dal pubblico.
“Per guadagnarsi il favore degli dei” risponde il professore “Badate, l’atto di fondazione di una città è accompagnato da una ritualità dal significato profondissimo: bisogna ingraziarsi gli dei, bisogna placare in qualche modo l’ira degli spiriti locali per l’alterazione di quell’ordine naturale che la creazione di un nuovo agglomerato urbano comporta”.
“E per farlo bisogna uccidere proprio dei bambini?”.
“Il sacrificio è un’offerta al dio, e in genere cosa offriamo a un dio? Ma quello che abbiamo di più caro. E cosa c’è di più caro di un figlio?”.
“Nulla” mormora qualcuno dietro di noi
Domande alle quali proviamo a rispondere con il giusto distacco emotivo necessario a tenere il filo del ragionamento:
Sappiamo che la teoria storica ufficiale prevede che l’uomo, avendo bisogno della divinità, se la sia immaginata. Dobbiamo quindi chiederci perché si arrivi a ritenere di dedicargli piramidi, altari sacrificali e sacrifici rituali simili.
Con la speranza di avviare spunti di riflessione e sempre con l’intento di mantenere un approccio analitico, tra le proprie parole Gesù, in Giovanni 8, afferma qualcosa di molto concreto:
Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.
Si ricorda anche il noto passaggio in cui afferma con chiarezza di non fare del male ai bambini. Ognuno in massima serenità può interpretare le sue parole in chiave di passaggio culturale o in termini più profondi e teologici.

Un’altra testimonianza dell’influenza etrusca sulla prima Roma è rappresentata dalle Mura Serviane, un vasto sistema difensivo in blocchi di tufo costruito sotto il regno di Servio Tullio, uno dei re etruschi di Roma (VI secolo a.C.).
Sebbene il nome “Serviane” derivi da questa tradizione, molti studiosi ritengono che le mura siano state ampliate o riedificate in epoche successive, ma la prima fase costruttiva coincide con una visione urbana che richiama metodi e modelli propri dell’Etruria, risalendo con grande probabilità al VI secolo a.C.
L’uso di grandi blocchi di tufo regolarmente squadrati e la monumentalità dell’opera indicano una conoscenza tecnica avanzata, che si ritrova anche nelle fortificazioni delle città etrusche contemporanee, come Veio, Cerveteri o Tarquinia. L’organizzazione urbana e difensiva di Roma arcaica fu profondamente influenzata dal mondo etrusco nella religione e nei riti fondativi, nelle infrastrutture e nell’architettura.
Abbiamo analizzato in breve storia e mito riguardanti la nascita dell’antica Roma e molte prove sembrano portare nella direzione che l’impero romano derivi da conoscenze e abilità più antiche, tramandate dagli Etruschi.
Ma l’aspetto più interessante nel filo che stiamo provando a tracciare riguarda la possibile connessione, almeno in parte tra Troia, Etruria e Roma. Ricordando che sin dai tempi dell’antica Grecia vi erano tante classi sociali e micro realtà, possiamo formulare l’ipotesi che gli Etruschi -a loro volta poi suddivisi in classi (così come i Patrizi e i Plebei dell’antica Roma) appartenessero a un filone di origine nobiliare.
Abbiamo seguito un percorso che sembra compiersi con il cristianesimo circa settecento anni dopo, e nel quale emerge l’esigenza della società del tempo di definire dei confini morali molto importanti, voltando pagina rispetto ad alcune tradizioni del passato. Sebbene siamo consapevoli che nei successivi 2000 anni, nel nome di quella cultura che nasceva, si sarebbero compiuti innumerevoli errori, forse seguendo troppo poco il messaggio all’origine.
Dobbiamo comprendere che elementi culturali per noi oggi inaccettabili in passato potessero far parte della normalità e impegnarci a leggere la storia ponderando le evidenze rispetto al contesto di riferimento.
Importante sottolineare, in conclusione, che come riportato dallo stesso Andrea Carandini gli Etruschi furono probabilmente (tra) i primi grandi costruttori dell’area del Mediterraneo, forse anche anticipando i Greci stessi. E che i successivi punti di contatto tra i due popoli probabilmente avvennero in seguito.
La nascita di Roma è certamente il risultato quindi dell’unione di molte culture, tra le quali quella etrusca svolse un ruolo determinante.