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11 aprile 2025 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2025 | Autore: Jack @LostWorldMap

Gli Etruschi sono un popolo affascinante e misterioso sin dalle proprie origini e che ebbero anche un ruolo importante nella fondazione e nelle prime fasi dell’impero romano. Chiamati anche Tirreni, Erodoto fu il primo a narrare di loro nel V secolo a.C., all’interno delle sue Storie. Erodoto racconta che Atys, figlio di Manes, dovette fare i conti con una carestia in Lidia che durò anni e giunse al punto di dover ridurre il proprio popolo. Decise di dividerlo in due, affidando al figlio Tirreno la parte di popolo che avrebbe dovuto trovare la propria fortuna altrove.

Fu così che il popolo dei Lidi (o meglio la metà di esso) guidato da Tirreno, giunse “presso gli Umbri” e si stabilì in quei luoghi sino ai tempi di Erodoto (almeno) stando ai suoi racconti, prendendo il nome dal condottiero che li portò lì in salvo e diventando da quel giorno i Tirreni.

Possiamo dedurre che con “presso gli Umbri” Erodoto intendesse presso quei popoli, mappa dell’Italia alla mano, confinanti tra Toscana e Lazio.

Sarcofago degli sposi – sarcofago etrusco in terracotta del VI secolo a.C.
Sarcofago degli sposi – sarcofago etrusco in terracotta del VI secolo a.C.

Il collegamento tra Etruschi e Troia (Turchia) è possibile

Il simbolo della svastica rinvenuto presso le rovine di Troia nella seconda metà dell’800 da Heinrich Schliemann suggerisce che le origini dei popoli di Lazio e Toscana, legate al mito di Enea e alla guerra di Troia, potrebbero avere fondamenti storici.

Mosaico etrusco presso il museo etrusco di Volterra
Mosaico conservato presso il museo etrusco di Volterra

Il mito dell’approdo di Enea nel Lazio

Dopo la caduta di Troia, l’eroe Enea, figlio di Anchise e Venere, fugge con il padre e il figlio Ascanio, guidato dal destino alla ricerca di una nuova patria. Sbarca nel Lazio, dove regnava il re Latino. Un oracolo aveva predetto che la figlia di Latino, Lavinia, avrebbe sposato uno straniero, non il principe locale Turno.

Enea chiede la pace e la mano di Lavinia. Sebbene Latino acconsenta, Turno si oppone e dichiara guerra. Dopo violente battaglie, Enea uccide Turno in duello e fonda la città di Lavinio, chiamata così in onore di Lavinia. Dal figlio di Enea, Ascanio, discenderà la stirpe che fonderà Roma.

Gli Etruschi così -come gli abitanti di Troia- utilizzavano la svastica, che per loro simboleggiava il movimento eterno del sole, il ciclo delle stagioni, la buona sorte e l’energia cosmica. Era un simbolo sacro e protettivo, diverso dal simbolo di chi se ne è tragicamente e indebitamente appropriato in seguito agli inizi del ‘900, spesso raffigurato come decorazione su ceramiche, tombe, armi e oggetti rituali.

Svastiche a Troia (Turchia) – fonte Smithsonian Magazine

Quando l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann si recò a Itaca, in Grecia, nel 1868, aveva un obiettivo principale: scoprire l’antica città di Troia utilizzando l’Iliade di Omero. […] Schliemann scoprì la sua città epica – e si imbatté nella svastica – sulla costa egea della Turchia. […] Schliemann aveva trovato Troia – e i resti di civiltà che la precedettero e la seguirono. E su frammenti di ceramica e altri manufatti, individuò almeno 1.800 varianti dello stesso simbolo.

Incisione di una svastica su un vaso etrusco presso Vulci

Incisione di una svastica su un vaso etrusco conservato presso Vulci, Castello dell’Abbadia.

Simbologia a T rappresentante una porta verso l’aldilà, o più in generale un altro mondo

Forma a T rappresentata su una incisione presso Vulci

Presso Vulci era in uso da parte degli Etruschi questo simbolo a forma di T.

Il simbolo rappresenta una via verso l’aldilà o comunque un portale verso un altro mondo, come appare evidente da questa foto scattata (foto del giorno 18 maggio 2025).

La prima cosa venuta in mente sono i pilastri a T di Göbekli Tepe. Potremmo avere una possibile connessione tra la Turchia e gli Etruschi – una connessione, come detto, confermata anche da Erodoto. È chissà che magari quei popoli che hanno realizzato i famosi pilastri a T a Göbekli Tepe c’entrano qualcosa con tutto questo. Ma questa al momento è solo una affascinante ipotesi.

Forma a T disegnata attorno alla porta di una tomba etrusca a Vulci

Altra somiglianza stilistica tra Medio-Oriente e Etruschi

Rappresentazione di un eroe etrusco presso il museo di Volterra

Presso il museo etrusco di Volterra è presente questa raffigurazione che ricorda molto le rappresentazioni degli antichi eroi della cultura sumero-accadica.

Un altro tassello per unire gli indizi che ci portano da Sumer, alla Turchia e quindi a Troia, sino alla civiltà etrusca.

Tratti somatici particolari per l’Italia

Un altro elemento interessante degli Etruschi è la forma allungata della testa presente in alcuni individui, che in molte culture rappresenta una discendenza reale e divina. Questa forma è presente nei resti di teschi umani in alcuni musei Etruschi, le cui etichette riportano una “elongazione artificialmente generata” sul cranio di quel particolare individuo [visto di persona in Toscana e ho le foto, che non pubblico per rispetto dei diritti di proprietà del Museo; mettono certe cose sempre un po’ nascoste, probabilmente per evitare teorie esotiche – Jack].

Interessante anche la forma degli occhi che emerge da statue e dipinti raffiguranti gli Etruschi, quasi a voler identificare come tratto naturale quello che gli Egizi rappresentavano con del trucco tracciato sul volto, ma che ritroviamo per esempio in una famosa statua del faraone Akenaton.

Anche il cranio elongato citato poc’anzi è presente nell’antico Egitto ed è riferito alla nobiltà e la discendenza divina: lo ritroviamo in un busto famoso, ma non quanto meriterebbe, di Nefertiti, così come nella presenza di copricapi dalla forma molto allungata. Copricapi che ritroviamo andando indietro nel tempo, sino ad arrivare ai Sumeri.

Statua di Akenaton dal tempio di Karnak – Autore Jon Bodsworth – copyright qui

Statua di Akenaton dal tempio di Karnak

Etruschi, Pelasgi e Atlantide

Un altro narratore storico, Ellanico, identifica gli Etruschi nel popolo dei Pelasgi, altro popolo dalle origini misteriose e di cui sappiamo poco.

Possiamo presumere che con molta probabilità gli Etruschi derivino da più popoli, ma due elementi mitologici li rendono forse ancora più affascinanti: il viaggio di Enea dopo la caduta di Troia, proprio su quelle coste Tirreniche, e la vicenda nel Timeo di Platone narrata da Crizia, zio di Platone. [Del possibile nesso tra Etruschi e la mitica Atlantide voglio ringraziare Massimiliano Caranzano, del quale vi suggerisco di scoprire libri e seminari sul suo sito, che per primo in uno scambio di email mi ha fatto notare quanto riportato da Platone nel Timeo – Jack].

Crizia, attraverso il passaggio di racconti, arriva a conoscere una storia riportata a Solone da un Sacerdote di Sais, il quale nel fare riferimento alla mitica Atlantide, afferma che essa si estendesse con le proprie colonie sino alla Tirrenia – l’Etruria appunto.

Scrittura, sì ma con riluttanza

Un popolo da una cultura splendida, nonché raffinati e invidiati artisti, che stranamente faceva fatica a narrare la propria storia o in generale a utilizzare proprio la scrittura. La scrittura, così come i numeri, infatti sembrerebbero piombati loro addosso in modo un po’ forzato, rispettivamente da Greci e Romani. Ne è una prova la presenza nel loro alfabeto dei caratteri Beta e Delta praticamente mai utilizzati. Le uniche forme di scrittura, o quasi, erano parole e frasi telegrafiche riguardanti i defunti o le proprietà, tanto è vero che ancora oggi non siamo in grado di decifrare il loro linguaggio, anche se ne conosciamo i caratteri.

Ci ricorda qualcosa? Evidentemente sì: la Grande Piramide di Giza non riporta all’interno alcuna iscrizione. E le civiltà megalitiche, che non hanno lasciato tracce della propria cultura in forma esplicita e che stiamo faticando oggi a ricostruire, non lasciavano nulla di scritto; questo vale per esempio per le civiltà antecedenti agli Inca e i Maya in Mesoamerica. Per quanto tutto ciò ci possa sembrare inconcepibile, sembra trovare continuità con gli Etruschi se non altro per indole; Etruschi che tuttavia a differenza dei popoli antichi dell’architettura megalitica -a onor del vero- avevano una forma di espressione artistica netta e caratterizzante. I popoli a cui facciamo riferimento principalmente in questo progetto invece sembravano avere una forma architettonica esclusivamente funzionale, qualunque fosse la funzionalità che avevano in mente. Insomma popoli antichi che avevano intelletto e capacità di scrittura, ma che non lo facevano [per inciso questo vale anche per i popoli del nord, da cui derivano i Vichinghi]. Quasi gli fosse vietato scrivere, esagerando nel ragionamento per assurdo, come ipotizzato -in contesto fantascientifico, sia chiaro- nel film Stargate, dove la “divinità” Ra lo vietava severamente per paura del passaggio di conoscenza e consapevolezza tra le masse controllate, che avrebbe portato a rivolte incontrollabili di tanti contro pochi.

Le 12 città Etrusche di diritto divino: parallelismi curiosi

Così come abbiamo 12

  • apostoli di Gesù
  • segni zodiacali
  • dita degli Anunnaki sumerici
  • lati della rosa dei venti completa
  • mesi dell’anno
  • ore dell’orologio

Abbiamo anche una matematica in base 60 (5 volte 12) al centro dei calcoli emersi nella “Tavoletta Plimpton 322”.

Ebbene, l’Etruria all’interno della propria nazione -che come detto si estendeva all’incirca dal nord del Lazio alla Toscana- contava 12 città importanti. Più che importanti, erano considerate di diritto divino.

Non conosciamo con certezza i nomi di tutte le città della Dodecapoli etrusca, ma secondo gli studiosi erano probabilmente: Arezzo, Cerveteri, Tarquinia, Volterra, Chiusi, Cortona, Perugia, Populonia, Vulci, Volsinii (identificata con l’attuale Orvieto), Veio e Vetulonia.

Alcuni autori moderni sostituiscono Populonia con Volsinii, ma Volsinii è espressamente citata da fonti storiche come Tito Livio e Plinio il Vecchio. Quest’ultimo menziona anche Roselle, sebbene non facesse parte della Dodecapoli arcaica.

Il Fanum Voltumnae era il cuore spirituale e politico della nazione etrusca, dove si tenevano assemblee dei rappresentanti delle dodici città, votazioni, cerimonie religiose e forse anche celebrazioni militari. È menzionato da Tito Livio, e gli scavi moderni nella zona di Campo della Fiera, presso Orvieto, hanno portato alla luce strutture cultuali compatibili con un grande santuario federale.

Perché il numero 12 era importante?

Molto probabilmente le tracce dell’importanza attribuita a questo numero ci possono guidare nel collegare popoli antichi in un modo che oggi trascuriamo. Non vuol dire necessariamente che la Terra fosse abitata da individui con 12 dita, anche perché non risulta che se ne abbiano prove, ma che forse si conoscevano degli approcci alla matematica molto avanzati, chissà a partire da quale civiltà e tempo dell’antichità. Sappiamo che ragionare a base 12 facilita e proietta verso certi tipi di calcoli, e accettiamo il fatto che i Sumeri conoscevano la trigonometria, come dimostrato dalla Tavoletta Plimpton 322.

Origine del conteggio per 12, che ci porta verso i territori di Sumer e verso la civiltà della Valle dell’Indo

[Grazie a Bjorn per lo spunto in merito – Jack]

Il sistema a base 12 ha origini antiche. Si può contare fino a 12 con una sola mano, usando il pollice per indicare le falangi delle altre dita: conto fino a 5 alzando le dita di una mano; poi aggiungo 4 abbassando tutte le dita tranne il pollice, arrivando così a 9; e con il pollice posso arrivare a tre falangi di indice medio e anulare, raggiungendo così il 12. Con le 5 dita dell’altra mano si può tenere traccia delle dozzine, arrivando fino a 60.

Questo metodo era usato in India e in Mesopotamia e si è diffuso in Asia, Medio Oriente e Africa. Il 12 è un numero divisibile per 2, 3, 4 e 6 a differenza del 10 divisibile solo per 2 e 5 (entrambi lo sono ovviamente per sé stessi). E si ritiene che per questo motivo sia alla base di molti sistemi antichi come il tempo e la misura degli angoli.

Sistema politico e ruolo delle donne

Per concludere, il sistema politico degli Etruschi era oligarchico e aristocratico; vi erano prevalentemente due ceti sociali ben distinti tra loro e corrispondenti ai Patrizi e ai Plebei dei Romani.

Una differenza sostanziale tra Etruschi e Romani/Greci era il ruolo delle donne totalmente integrate nella società, sia in termini di svago e tempo libero, quanto di importanza nella vita privata e pubblica. Svolgevano infatti un ruolo anche in politica e questo sembra collocare gli Etruschi su un piano superiore rispetto alla cultura che dai Sumeri arriva a Greci e Romani, delineando una loro possibile origine -magari in parte- altrove.

Conclusioni

Le tracce degli Etruschi hanno profonde radici nel mito e nella storia. Le versioni di Virgilio e Erodoto di un popolo proveniente, almeno in parte, dalla Turchia trovano una dimostrazione tangibile nel riscontro di una simbologia incredibilmente coerente tra i popoli di Troia e dell’Etruria: in particolare attraverso il simbolo della svastica. Si riscontra inoltre una curiosa somiglianza tra la forma dei pilastri a T di Göbekli Tepe, sempre in Turchia, e del simbolo a T etrusco raffigurante un passaggio verso un altro mondo.

Altro elemento che colloca le origini del popolo etrusco verso il Medio Oriente è quello dei tratti somatici; osservando la famosa Tomba degli Sposi, così come tante altre raffigurazioni, si nota una caratteristica particolare degli occhi allungati, più simile a quella dei popoli che si incontrano spostandosi più a Est dell’Italia. Questa caratteristica somatica si riscontra inoltre in alcuni faraoni dell’Egitto quali Akhenaton, i quali anch’essi almeno culturalmente sembrano discendere da popoli del Medio Oriente. Basti pensare all’innumerevole quantità di simbologia dell’antico Egitto, molto simile a quella dei popoli sumero-accadici.

La magnificenza degli Etruschi ha suggestionato particolarmente autori antichi; per esempio Platone li definì vera propria colonia di Atlantide, alla pari di altre terre del Mediterraneo e l’Egitto.

La presenza del numero 12 all’interno di un contesto per loro di grande sacralità colloca ulteriormente gli Etruschi in un perimetro da studiare e approfondire, data la presenza di questo numero nelle tracce più importanti del nostro passato in termini culturali.

Per concludere, tutto ciò è arricchito da una impostazione sociale basata sulla parità tra uomini e donne, che avevano uguale diritto alla partecipazione in politica e agli eventi mondani.