Situata in Libano e dichiarata nel 1984 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, Baalbek possiede le rovine antiche tra le più affascinanti della storia. Il sito contiene infatti dei megaliti così imponenti da far porre molte domande sul modo in cui sono stati realizzati e trasportati.
A volte tendiamo a pensare di poter prendere una cosa che sappiamo fare e scalarla verso grandezze più elevate semplicemente aumentando il tempo che ci dedichiamo, le persone che ci lavorano e la quantità di materiale, ma non è così e Baalbek è lì a ricordarcelo.
Le sue rovine sono nel loro insieme attribuite ai Romani o ai Greci ma è importante distinguere le fondamenta dalle costruzione sopra di esse. Il Tempio di Giove dei Romani, poggia infatti a Baalbek su delle fondamenta megalitiche, ben lontane dallo stile architettonico dei Romani. Questi ultimi erano inoltre soliti venerare il luogo, con delle visite ricorrenti, che per qualche motivo li portavano in quelle terre.
Il Baal (il signore) venerato a Baalbek era molto probabilmente Hadad, il dio cananeo della tempesta e della fertilità, spesso chiamato semplicemente Baal (“signore”). Quando pensiamo alle civiltà antiche, tendiamo a considerarle in compartimenti isolati, eppure qui abbiamo un altro esempio di un legame significativo. Per i Romani, infatti, questa divinità corrispondeva a Giove, e con ogni probabilità costruirono il loro tempio su fondamenta preesistenti. Questo ha senso, soprattutto se si considera che l’Impero Romano non aveva mai realizzato megaliti di tale grandezza—nemmeno nel cuore della propria capitale.

La cosiddetta pietra del sud ha un peso stimato di 1.200 tonnellate, mentre alcune più piccole variano tra le 300 e le 800 tonnellate.
Ralph Ellis sulla grande pietra di Baalbek, conosciuta come la Pietra della Donna Incinta – CC BY-SA 4.0