Garcilaso de la Vega, figlio di una principessa Inca e di un conquistador spagnolo, scrisse nel 1600 che gli Inca ereditarono i megaliti da qualcuno prima di loro, che neanche incontrarono direttamente.
Garcilaso de la Vega, noto anche come l’Inca Garcilaso e soprannominato El Inca, era un autore del XVI secolo, figlio di un conquistador spagnolo e di una principessa inca.
L’autore è nato a Cusco il 12 aprile 1539 e morto a Cordova il 23 aprile 1616.
Si trasferisce in Spagna nel 1560, dopo la morte del padre per non tornar mai più in Perù, temendo ripercussioni per il suo sangue reale.
Considerato uno dei primi scrittori dal sangue che univa vecchio e nuovo Mondo, era fiero delle sue origini inca e del suo ruolo di ponte tra due culture.

The Incas è stato originariamente scritto in spagnolo da Garcilaso de la Vega con il titolo Commentari reali degli Inca, Parte I. In realtà, egli continuò a lavorare anche alla Parte II fino alla sua morte, avvenuta nel 1616.
Garcilaso racconta che, secondo quanto riportato dagli stessi Inca, prima del loro arrivo esisteva una popolazione che aveva costruito edifici enormi e misteriosi, di cui loro stessi non conoscevano l’origine:
Trovarono edifici molto grandi e antichi, resti di mura, fortezze e strade così meravigliosi che li ritennero non costruiti da uomini, ma da giganti.
The Incas – Garcilaso de la Vega
In alcuni passaggi, questi costruttori vengono chiamati “giganti” — non necessariamente nel senso fisico reale, ma come modo di riferirsi a una civiltà arcaica e potente, ormai scomparsa
Gli indiani dicono che queste opere furono fatte dai giganti, che chiamano Viracocha…
The Incas – Garcilaso de la Vega

I Viracocha erano, secondo la mitologia andina, degli esseri divini o semi-divini considerati i creatori dell’umanità e della civiltà.
Garcilaso conferma che gli Inca non costruirono molte delle strutture megalitiche, ma le trovarono e le ristrutturarono o usarono come base per le loro città:
Gli Inca non costruirono questi edifici antichi, ma li ripararono e li utilizzarono.
The Incas – Garcilaso de la Vega

Le fonti storiche, in particolare i Commentari reali degli Inca di Garcilaso de la Vega, offrono una testimonianza su come gli stessi Inca percepissero il loro passato. Garcilaso figlio dei due mondi, racconta che molte delle strutture megalitiche presenti nei territori andini preesistevano all’espansione degli Inca e venivano attribuite da esse stesse a popolazioni precedenti.

Particolarmente rilevante il caso di Tiwanaku, sito archeologico situato nell’altopiano boliviano vicino al lago Titicaca, che gli Inca veneravano come un centro sacro e remoto, legato agli antenati e agli dèi creatori. L’architettura del sito e le tecniche costruttive generano dibattito ancora oggi e lo stesso vale per Sacsayhuamán nei pressi di Cusco, con le sue mura ciclopiche e le mura perfettamente incastrate.
The Gateway of the Sun from the Tiwanaku civilization in Bolivia – Mhwater – Transfered from nl.wikipedia
Come abbiamo visto dall’analisi della fonte storica di Garcilaso de la Vega, secondo gli Inca stessi queste opere sono pre esistenti a loro, e loro si limitarono a restaurarle. Questo spiegherebbe con una semplicità sorprendente come mai il livello realizzato dagli Inca sia di qualità inferiore ai megaliti sottostanti in termini di manodopera.
L’opera dell’autore conserva tracce importanti della percezione che gli stessi Inca avevano del proprio passato e suggerisce che gli elementi più antichi e monumentali del paesaggio andino fossero già antichi anche per loro.
Oltre a Garcilaso, anche altri cronisti coloniali riportano leggende e racconti secondo cui esistevano “giganti” o esseri straordinari che eressero quei monumenti. Gli Inca stessi, secondo le loro tradizioni, non rivendicavano la costruzione di molte di queste opere.
Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.
Terza legge di Clarke
Mettendo insieme i vari tasselli con mente aperta, il testo di Garcilaso è un indizio molto importante soprattutto nell’ottica di mantenere un approccio scientifico orientato a revisioni derivanti da nuove evidenze, che ci permetteranno magari di giungere in futuro senza pregiudizi a qualche conclusione importante.