L'evidenza di una tecnica di lavorazione sopraffina in Egitto non riguarda solo le incredibili strutture realizzate ma anche molti pregiati pezzi di vasellame, intagliati in diorite e granito, rocce durissime alla lavorazione.
Il ricercatore indipendente Ben van Kerkwyk di Uncharted X porta avanti nel tempo -assieme a un team sempre più numeroso di appassionati, collezionisti privati e tecnici- una ricerca su antichi vasi rinvenuti in territorio egizio, e ciò che viene fuori anche grazie all’analisi effettuata con il supporto di strumenti ad alta precisione è sempre più sorprendente con l’avanzare degli studi.
Decine di migliaia di vasi provenienti dal territorio Egizio e ormai sparsi in tutto il mondo, tra collezioni private e musei, dimostrano, grazie all’analisi attenta con le tecnologie moderne a disposizione, una precisione a un livello tale da poter essere esclusivamente giustificata dall’utilizzo di strumenti perfettamente idonei alla loro lavorazione, sia in termini di intaglio che in termini di controllo del risultato. Le evidenze che approfondiremo in questo articolo portano infatti alla conclusione che il livello di precisione è qualcosa di irraggiungibile basandosi esclusivamente su occhio e manodopera artistica/artigianale.

Nell’immagine vediamo uno dei vasi presenti presso il Museo Egizio di Torino, all’interno del quale è possibile trovare decine e decine di reperti. Una tappa consigliata per chiunque si trovasse da quelle parti.
Questo vaso rientra perfettamente nelle caratteristiche trattate in questo articolo, basti osservarne la precisione, lo spessore, la finitura e quel bordo rientrante nella parte interna. Non si tratta di alabastro ma di roccia durissima.
Questi vasi più in generale sono collocati dai tempi pre-dinastici fino all’antico regno. L’arco di tempo spazia quindi tra il 5.000 e il 2.000 avanti Cristo. Il canale Uncharted X nel costo di questi approfondimenti ne mostra di varie dimensioni, tra i quali ne spiccano alcuni più piccoli di un polpastrello ma altrettanto precisi rispetto a quelli più grandi.
Una caratteristica strabiliante di questi vasi è che sono in diorite e granito rocce durissime, molto difficili da levigare, e dalla superficie irregolare composta da diversi materiali. Quest’ultimo è un passaggio spesso sottovalutato quando si osservano opere attribuite all’antico Egitto, ma si tratta di materiali che nel corso del processo di lavorazione, per ipotesi tramite uno scalpello in rame, incontrano livelli di durezza e consistenza disomogenei tra loro che normalmente porterebbero a superfici fortemente irregolari. Ma spesso il risultato che troviamo è accompagnato da superfici perfettamente levigate, sottili e simmetriche.
Jean Philippe Lauer condusse degli scavi a Saqqara nel 1900 a partire dai quali rilevò la presenza di 50.000 vasi solo in quelle aree. Unendo questa ad altre informazioni ufficialmente riconosciute anche dall’accademia, Ben di Uncharted X fa riferimento alla presenza di oltre 100.000 di questi vasi provenienti dall’Egitto, in tutto il mondo.
Siamo di fronte all’ennesimo caso di presenza di una tecnica di lavorazione perduta nel tempo. Se i musei di tutto il mondo infatti fanno riferimento ad alcuni di questi vasi in granito e diorite come appartenenti all’era pre-dinastica, significa che la loro stima cronologica si aggira intorno al 5.000 avanti Cristo. E anche in questo caso, come succede spesso con i cosiddetti sarcofagi, abbiamo segni di qualità notevolmente inferiore rispetto all’opera stessa; in particolare, siamo di fronte a vasellame trovato all’interno di tombe pre-dinastiche, riportante incisioni scolpite malamente che hanno quindi incontrato tutte le difficoltà nella lavorazione del granito e della diorite accennate poc’anzi.
Questo è un indizio, che non fa una prova, riguardante ciò che stiamo osservando. Però dovremmo tenerlo a mente nel caso dovessimo trovarne altri guardando altrove geograficamente e temporalmente. Non dovremmo invece, ignorare questo indizio nel momento in cui ne avremo di fronte altri nelle nostre ricerche e studi. E lo ripetiamo per fissarlo meglio: segni incisi malamente su opere che rispetto alle incisioni erano di qualità molto più pregiata, come a sembrare essere state apposte successivamente alle opere stesse in termini storici. Questa evidenza per il momento sommiamola al fatto che qualcuno in era pre-dinastica nell’antico Egitto si era fatto seppellire con queste opere ancora oggi perfette, riportanti in alcuni casi incisioni grossolane che la riconducevano a lui.

Incredibile sottigliezza, sino a pochi millimetri, tanto da potersi facilmente rompere; e tanto da lasciar passare la luce di una torcia posta al loro interno
Precisione assoluta nei diametri e in tutta la superficie interna, nonostante una bocca del vaso strettissima
Bilanciamento così perfetto da poter permettere ad alcuni di questi vasi di rimanere perfettamente in equilibrio su se stessi nonostante poggino su una piccolissima superficie
Immagine tratta dal video The Tiny Ancient Artifacts Changing History! di UnchartedX, a cui va un grazie per il permesso concesso
I risultati delle analisi svolte dal team, e dei quali Uncharted X ci ha raccontato, portano a delle conclusioni strabilianti. L’analisi è stata fatta con una strumentazione finalizzata normalmente alla misurazione di componenti aerospaziali (su assi X,Y e Z) per fini prettamente funzionali. Un piccolo difetto in quel contesto potrebbe infatti portare un veicolo a precipitare o a funzionare male. Diverso è ritenere necessario che la precisione misurabile con quei macchinari abbia impatto su ciò che possiamo percepire a occhio umano oppure per un utilizzo domestico di questo vasellame.
Mark Qvist – Open Source software and hardware developer with a special interest in cryptography, networking and libre communications systems – con un occhio evidentemente abituato a scovare pattern (ossia elementi ricorrenti) all’interno di numeri e forme, ha scovato intrinseco della progettazione di questo vaso il cosiddetto Radial Traversal Pattern, provando così che ogni singola parte del vaso è in proporzione alle altre secondo una logica appositamente progettata. Per capirci queste logiche sono in genere quelle trovate come output di un calcolatore elettronico che a partire da un algoritmo restituisce un risultato, per esempio visivo.
Per comprendere meglio queste conclusioni su suggerisce caldamente la lettura dell’articolo di Qvist su Unsigned.io.
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Ci troviamo nella situazione ricorrente in cui opere realizzate con grandissima precisione si trovano al di fuori del contesto che le circondano [le tombe pre-dinastiche], e spesso anche le incisioni al di sopra di esse sono aggiunte da mano diversa, come a volersene appropriare. Questo dimostrerebbe che l’ultimo proprietario è diverso rispetto agli autori originali o ai precedenti proprietari. I nostri macchinari aumentano di precisione ma sembrano sempre inseguire la tecnica misteriosa utilizzata per realizzare certe opere: abbiamo visto infatti come la precisione di queste si avvicini a rilevare su questi artefatti un margine di errore tarato attorno al centesimo di un capello umano.
Siamo di fronte a un grande cambiamento, sebbene certe evidenze fossero state affrontate e ancora affrontate in passato, oggi ci troviamo all’interno di uno scenario in cui si può solo avanzare. Abbiamo infatti dati ottenuti a partire da strumenti più sofisticati, che vengono registrati in documenti online a partire da quali si potrà finalmente progredire nell’avvicinarsi alla comprensione delle grandiosità del passato.