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31 marzo 2025 | Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2025 | Autore: Jack @LostWorldMap

Il ricercatore indipendente Ben van Kerkwyk di Uncharted X porta avanti nel tempo -assieme a un team sempre più numeroso di appassionati, collezionisti privati e tecnici- una ricerca su antichi vasi rinvenuti in territorio egizio, e ciò che viene fuori anche grazie all’analisi effettuata con il supporto di strumenti ad alta precisione è sempre più sorprendente con l’avanzare degli studi.

Decine di migliaia di vasi provenienti dal territorio Egizio e ormai sparsi in tutto il mondo, tra collezioni private e musei, dimostrano, grazie all’analisi attenta con le tecnologie moderne a disposizione, una precisione a un livello tale da poter essere esclusivamente giustificata dall’utilizzo di strumenti perfettamente idonei alla loro lavorazione, sia in termini di intaglio che in termini di controllo del risultato. Le evidenze che approfondiremo in questo articolo portano infatti alla conclusione che il livello di precisione è qualcosa di irraggiungibile basandosi esclusivamente su occhio e manodopera artistica/artigianale.

Vaso Egizio conservato al Museo di Torino

Nell’immagine vediamo uno dei vasi presenti presso il Museo Egizio di Torino, all’interno del quale è possibile trovare decine e decine di reperti. Una tappa consigliata per chiunque si trovasse da quelle parti.

Questo vaso rientra perfettamente nelle caratteristiche trattate in questo articolo, basti osservarne la precisione, lo spessore, la finitura e quel bordo rientrante nella parte interna. Non si tratta di alabastro ma di roccia durissima.

Questi vasi più in generale sono collocati dai tempi pre-dinastici fino all’antico regno. L’arco di tempo spazia quindi tra il 5.000 e il 2.000 avanti Cristo. Il canale Uncharted X nel costo di questi approfondimenti ne mostra di varie dimensioni, tra i quali ne spiccano alcuni più piccoli di un polpastrello ma altrettanto precisi rispetto a quelli più grandi.

Materiali fuori dal comune, inadatti alla lavorazione con strumenti in rame e quarzite presente nella sabbia

Una caratteristica strabiliante di questi vasi è che sono in diorite e granito rocce durissime, molto difficili da levigare, e dalla superficie irregolare composta da diversi materiali. Quest’ultimo è un passaggio spesso sottovalutato quando si osservano opere attribuite all’antico Egitto, ma si tratta di materiali che nel corso del processo di lavorazione, per ipotesi tramite uno scalpello in rame, incontrano livelli di durezza e consistenza disomogenei tra loro che normalmente porterebbero a superfici fortemente irregolari. Ma spesso il risultato che troviamo è accompagnato da superfici perfettamente levigate, sottili e simmetriche.

Jean Philippe Lauer condusse degli scavi a Saqqara nel 1900 a partire dai quali rilevò la presenza di 50.000 vasi solo in quelle aree. Unendo questa ad altre informazioni ufficialmente riconosciute anche dall’accademia, Ben di Uncharted X fa riferimento alla presenza di oltre 100.000 di questi vasi provenienti dall’Egitto, in tutto il mondo.

Tecniche di lavorazione che si perdono con il passare degli anni

Siamo di fronte all’ennesimo caso di presenza di una tecnica di lavorazione perduta nel tempo. Se i musei di tutto il mondo infatti fanno riferimento ad alcuni di questi vasi in granito e diorite come appartenenti all’era pre-dinastica, significa che la loro stima cronologica si aggira intorno al 5.000 avanti Cristo. E anche in questo caso, come succede spesso con i cosiddetti sarcofagi, abbiamo segni di qualità notevolmente inferiore rispetto all’opera stessa; in particolare, siamo di fronte a vasellame trovato all’interno di tombe pre-dinastiche, riportante incisioni scolpite malamente che hanno quindi incontrato tutte le difficoltà nella lavorazione del granito e della diorite accennate poc’anzi.

Questo è un indizio, che non fa una prova, riguardante ciò che stiamo osservando. Però dovremmo tenerlo a mente nel caso dovessimo trovarne altri guardando altrove geograficamente e temporalmente. Non dovremmo invece, ignorare questo indizio nel momento in cui ne avremo di fronte altri nelle nostre ricerche e studi. E lo ripetiamo per fissarlo meglio: segni incisi malamente su opere che rispetto alle incisioni erano di qualità molto più pregiata, come a sembrare essere state apposte successivamente alle opere stesse in termini storici. Questa evidenza per il momento sommiamola al fatto che qualcuno in era pre-dinastica nell’antico Egitto si era fatto seppellire con queste opere ancora oggi perfette, riportanti in alcuni casi incisioni grossolane che la riconducevano a lui.

Alcune caratteristiche sorprendenti di questi vasi

Incredibile sottigliezza, sino a pochi millimetri, tanto da potersi facilmente rompere; e tanto da lasciar passare la luce di una torcia posta al loro interno

Precisione assoluta nei diametri e in tutta la superficie interna, nonostante una bocca del vaso strettissima

Bilanciamento così perfetto da poter permettere ad alcuni di questi vasi di rimanere perfettamente in equilibrio su se stessi nonostante poggino su una piccolissima superficie

Immagine tratta dal video The Tiny Ancient Artifacts Changing History! di UnchartedX, a cui va un grazie per il permesso concesso

Risultati dell’analisi svolta da Ingegneri Aerospaziali

I risultati delle analisi svolte dal team, e dei quali Uncharted X ci ha raccontato, portano a delle conclusioni strabilianti. L’analisi è stata fatta con una strumentazione finalizzata normalmente alla misurazione di componenti aerospaziali (su assi X,Y e Z) per fini prettamente funzionali. Un piccolo difetto in quel contesto potrebbe infatti portare un veicolo a precipitare o a funzionare male. Diverso è ritenere necessario che la precisione misurabile con quei macchinari abbia impatto su ciò che possiamo percepire a occhio umano oppure per un utilizzo domestico di questo vasellame.

Risultati in sintesi, su alcuni di questi vasi

  • Il diametro della parte alta di uno di questi vasi ha una differenza tra l’asse X e l’asse Y di circa 4/10 di micron, potremmo approssimare per capirci a 1/100 dello spessore di un capello
  • Il Radial Traversal Pattern, descritto al paragrafo successivo è stato trovato in più vasi: in poche parole, Il pattern è stato utilizzato per realizzare forme diverse ma con la stessa armonia geometrica che le collega tra loro
  • In un altro vaso il rapporto tra diametro interno ed esterno della parte alta del vaso è riconducibile al Pi-greco e il rapporto del diametro interno con una delle circonferenze ottenute dalla superficie esterna del vaso porta al Phi.

Evidenze dal punto di vista geometrico

Mark Qvist – Open Source software and hardware developer with a special interest in cryptography, networking and libre communications systems – con un occhio evidentemente abituato a scovare pattern (ossia elementi ricorrenti) all’interno di numeri e forme, ha scovato intrinseco della progettazione di questo vaso il cosiddetto Radial Traversal Pattern, provando così che ogni singola parte del vaso è in proporzione alle altre secondo una logica appositamente progettata. Per capirci queste logiche sono in genere quelle trovate come output di un calcolatore elettronico che a partire da un algoritmo restituisce un risultato, per esempio visivo.

Mark Qvist è giunto alla seguente conclusione

  • L’oggetto in questione è stato realizzato attraverso un sofisticato processo di manifattura sottrattiva, partendo da un unico blocco di granito. Per ottenere un risultato simile, sarebbe stato necessario disporre almeno di una tecnologia meccanica avanzata, con componenti di alta precisione.
  • Inoltre, la produzione di questo manufatto avrebbe richiesto un sistema di controllo automatizzato, capace di interpretare un progetto come input e trasformarlo nei movimenti necessari per la lavorazione. Con ogni probabilità, un elaboratore di notevole complessità—una sorta di macchina di Turing avanzata—sarebbe stato impiegato per sviluppare il progetto e trasferirlo al sistema di produzione.
  • Di conseguenza, non possiamo attribuire la realizzazione di questo artefatto a chiunque non disponesse, almeno, del livello di sofisticazione tecnologica appena descritto. Questo solleva domande molto interessanti sulla sua origine, che speriamo di approfondire nei futuri studi.

Per comprendere meglio queste conclusioni su suggerisce caldamente la lettura dell’articolo di Qvist su Unsigned.io.

Modello 3D del “Vaso 3 – Spinner” – fornito da Ben di UnchartedX

Proprietà di Predynastic Vases, LLC. – Qualsiasi uso o riproduzione non autorizzata a fini commerciali è severamente vietata.

Conclusioni

Ci troviamo nella situazione ricorrente in cui opere realizzate con grandissima precisione si trovano al di fuori del contesto che le circondano [le tombe pre-dinastiche], e spesso anche le incisioni al di sopra di esse sono aggiunte da mano diversa, come a volersene appropriare. Questo dimostrerebbe che l’ultimo proprietario è diverso rispetto agli autori originali o ai precedenti proprietari. I nostri macchinari aumentano di precisione ma sembrano sempre inseguire la tecnica misteriosa utilizzata per realizzare certe opere: abbiamo visto infatti come la precisione di queste si avvicini a rilevare su questi artefatti un margine di errore tarato attorno al centesimo di un capello umano.

Siamo di fronte a un grande cambiamento, sebbene certe evidenze fossero state affrontate e ancora affrontate in passato, oggi ci troviamo all’interno di uno scenario in cui si può solo avanzare. Abbiamo infatti dati ottenuti a partire da strumenti più sofisticati, che vengono registrati in documenti online a partire da quali si potrà finalmente progredire nell’avvicinarsi alla comprensione delle grandiosità del passato.