Sacsayhuamán (in quechua: Saksaq Waman, che significa “falco sazio”), è un’imponente costruzione situata nei pressi di Cusco, antica capitale dell’impero del Tahuantinsuyo. Sorge su un’altura chiamata Carmenca, a circa 3700 metri sul livello del mare e a 2 km dalla città, e domina la valle sottostante.
Questo importante luogo archeologico dista soli 75 km in linea d’aria da Machu Picchu e condivide con essa una caratteristica particolare che ritroviamo spesso in luoghi di questo tipo: le pietre posate meglio, più maestose e dalla lavorazione più precisa, sono affiancate da altre tipologie di pietre, simili a quelle che potremmo trovare per esempio nei meravigliosi borghi medioevali italiani, più vicini al nostro modo moderno di concepire una struttura muraria. Come a sottolineare con insistenza una stratificazione di culture che nel tempo si sono alternate nel presidiare il luogo.

Come a volte avviene in casi simili, i locali tramandarono di non essere stati loro ad aver realizzato l’opera ma che essa fosse lì da prima. In questo caso i locali sono gli Inca, che hanno raccontato le loro storie ai conquistadores. Questa riluttanza ad ammettere una paternità dell’opera che darebbe loro grandiosità storica, deve far accendere un campanello d’allarme poiché spesso le civiltà che trovano qualcosa di precedente, e bello, se ne appropriano. Durante le dinastie Egizie è spesso avvenuto un fenomeno di appropriazione di opere antecedenti a loro, in alcuni casi cancellando i nomi degli antenati e sostituendoli con i propri. Avere a che fare con culture che affermano che non sarebbero in grado di realizzare qualcosa che si ritiene appartenga loro, ti mette davanti a una verità: probabilmente non le hanno realizzate, la semplice verità da essi tramandata.
Chi ha realizzato quindi queste mura? Senza prendere alla lettera i racconti tramandati possiamo però farne tesoro e unirli ad altri in altri luoghi. In particolare dalle parti di Sacsayhuamán, a livello di tradizioni locali, viene tramandata questa storia riportata nel Blog AxisMundi:
[…] i gentili avevano sollevato e tagliato quelle moli immense. Dissero che anche a Cuzco il tempio-fortezza di Saqsaywamán, coi suoi blocchi immani, era opera degli auki, gli antenati semidivini che facevano muovere le rocce frustandole, come si riunisce il bestiame.

Che si creda o no ai racconti degli Inca, guardando l’immagine sopra, viene spontaneo chiedersi come sia stato possibile spostare massi di 120 tonnellate. Utilizzando la mappa in cima alla pagina, sulla quale è possibile zoomare, si osserva facilmente il dislivello dell’area e si deve considerare che la cava si trova a diversi chilometri di distanza.